Il guest post che rende è quello che il sito ospite pubblicherebbe anche senza essere pagato e che Google tratta come qualunque altro articolo di quel sito. Il guest post che non rende è un comunicato con un link dentro, e si riconosce dalla prima riga. Questa guida spiega come si scrive il primo, con i requisiti che usiamo su Backly e con gli errori che vediamo tornare ogni settimana nei testi dei clienti.
Prima di scrivere: leggi il sito
Dieci minuti sulla home e su tre articoli recenti del sito che ospiterà il tuo pezzo. Guarda la lunghezza media, il tono (pratico, narrativo, tecnico), la struttura (sottotitoli, elenchi), come sono scritti i titoli. Il tuo articolo deve stare in mezzo a quelli senza sembrare arrivato da fuori. Un magazine di viaggio in prima persona non è il posto per un testo in terza persona da brochure; un blog di tecnologia che scrive guide passo per passo non pubblica volentieri un elenco di vantaggi del tuo prodotto.
Il titolo: una promessa specifica
I titoli che funzionano contengono un periodo, un numero o un criterio: "Quando andare a Marzamemi e dove dormire", "Come pulire il forno incrostato in 30 minuti", "Tre errori da evitare con la prima asta del fantacalcio". I titoli che non funzionano descrivono l'argomento senza promettere niente: "Guida completa a Marzamemi", "Tutto sul fantacalcio". Sotto i 70 caratteri, senza il nome del tuo brand: il titolo serve al lettore del sito ospite, non a te.
Il primo paragrafo entra subito nel tema
Molti sistemi editoriali (compresi alcuni dei nostri siti) usano il primo paragrafo come sommario in testo puro: niente link, niente grassetti, deve reggere da solo. Due o tre frasi che dicono di cosa parla l'articolo e perché conviene leggerlo. Niente "in questo articolo vedremo", niente presentazioni della tua azienda. Il link non va mai qui.
La struttura: sezioni con un titolo che dice qualcosa
Almeno tre sezioni con un sottotitolo (H2) ciascuna, e ogni sottotitolo deve avere senso letto da solo: "Quando andare", "Cosa portare", "Dove parcheggiare". Elenchi puntati dove servono (passaggi, materiali, errori), non ovunque. Paragrafi corti, tre-cinque righe. Un lettore da telefono deve poter scorrere e trovare il pezzo che gli serve.
Il link: in un passaggio che lo giustifica
Un solo link verso il tuo sito, dentro la sezione dove è davvero la risposta a un problema del lettore. Se l'articolo spiega come organizzare un weekend, il link all'hotel sta nella sezione "dove dormire", non nell'introduzione. L'anchor è una frase naturale, non la keyword incollata: "un hotel nel borgo, a due passi dal porto" batte "hotel Marzamemi" (il perché in come scegliere l'anchor text). Un secondo link a una fonte terza o a un altro articolo del sito ospite rende il tuo paragrafo credibile: chi cita solo se stesso si vede.
La lunghezza giusta
Su Backly il minimo è 500 parole, e 700-900 è la misura in cui un articolo dice qualcosa senza annoiare. Oltre le 1.200 solo se hai davvero materiale (una guida con più sezioni pratiche). Gonfiare un pezzo per arrivare a un numero si vede: frasi ripetute, premesse inutili, conclusioni che riassumono. Meglio 650 parole dense che 1.000 diluite.
Le formule che tradiscono
Ci sono espressioni che segnalano a chi legge (e a chi controlla) che il testo è stato scritto per riempire: "in conclusione", "in sintesi", "è importante notare", "nel mondo di oggi", "senza dubbio", "un vero e proprio", "a 360 gradi", "in questo articolo". Le vediamo in metà dei testi che arrivano, e la nostra redazione AI ha la lista di quelle vietate. Toglile e l'articolo migliora da solo. La chiusura non è un riassunto: è l'ultima informazione utile.
L'immagine di copertina
Un articolo senza immagine non si pubblica su Backly, e non dovrebbe pubblicarsi da nessuna parte. Serve una foto orizzontale, larga almeno 1200 pixel, di cui hai i diritti: tua, acquistata, o con licenza libera. Coerente con il titolo, senza testo sopra. Se non ne hai, esiste l'opzione di generazione (+9 €), ma una foto vera del tuo prodotto o del tuo posto vale di più.
Gli errori che facciamo rimandare indietro
- Il testo parla di te dalla prima riga. Nome dell'azienda nel titolo, "noi di" nel primo paragrafo, elenco di servizi. È un comunicato, non un articolo.
- Tre link al tuo sito. Ne basta uno. Su Backly il massimo è tre link totali, e gli altri dovrebbero andare altrove.
- Testo già pubblicato altrove. Google lo riconosce come duplicato e il sito ospite non lo vuole. Ogni guest post è un testo nuovo.
- Categoria sbagliata. Un articolo di cucina in "Viaggi" rende meno e infastidisce la redazione. Scegli la categoria reale del sito, che vedi nella scheda.
- Argomento regolamentato senza dirlo. Salute, gioco, finanza: si pubblicano, con testo tuo e dichiarazione di responsabilità. Un testo che ne parla e finge di no viene fermato.
La checklist prima di caricare
- Titolo sotto i 70 caratteri, con una promessa specifica, senza il tuo brand.
- Primo paragrafo senza link, che entra nel tema.
- Almeno tre H2 con senso compiuto.
- Un link a te, in una frase naturale, nella sezione giusta; un link a una fonte terza.
- Tra 700 e 900 parole, nessuna formula da riempimento, chiusura con un'informazione.
- Immagine orizzontale, min. 1200 px, di cui hai i diritti.
- Categoria del sito scelta, argomento regolamentato dichiarato se serve.
Se preferisci non scrivere, la redazione AI segue esattamente queste regole, legge prima il sito ospite e ti manda la bozza da approvare. Se scrivi tu, il catalogo ti dice per ogni sito categorie e requisiti prima di iniziare.
